Cultivar dell’olio: perchè multivarietale non significa minor qualità
Quando si parla di olio extravergine di oliva spesso si tende a pensare che il vero segreto della qualità stia tutto nel monovarietale. Ma è davvero così?
La verità è che la qualità non dipende soltanto dalla cultivar dell’olio, ma anche dal modo in cui viene lavorato, dalla cura con cui vengono selezionate le olive e, soprattutto, dal risultato finale in bottiglia.
A volte, infatti, è proprio l’unione tra diverse varietà a dar vita a qualcosa di più armonico, completo e sorprendente.
Benvenuto nel mondo del multivarietale fatto bene, dove ogni cultivar ha un ruolo preciso e contribuisce a creare equilibrio e personalità uniche.
Cos’è una cultivar di olivo?
Prima di entrare nel dettaglio del blend, è utile chiarire: cos’è la cultivar di un olio?
Il termine “cultivar” deriva dall’unione delle parole inglesi cultivated variety, ovvero “varietà coltivata”. Indica una specifica tipologia di pianta di olivo, con caratteristiche genetiche proprie che determinano aroma, gusto e resa in olio.
Chi si chiede quanti tipi di cultivar esistono deve sapere che oggi se ne contano oltre 500 solo in Italia, un patrimonio straordinario che rende l’olio extravergine italiano uno dei più ricchi e sfaccettati al mondo.
Alcuni esempi noti sono:
- Coratina, dal carattere intenso e ricco di polifenoli.
- Ogliarola, più delicata e morbida.
- Picholine, originaria della Francia, ma molto apprezzata anche in blend italiani.
Capire le varietà di olio significa quindi apprezzare la diversità delle olive da cui nasce.
Differenze tra olio monocultivar e multicultivar
Spesso si pensa che il monovarietale sia l’unica garanzia di qualità. In realtà, un grande extravergine può essere sia monovarietale che blend: ciò che fa davvero la differenza è l’abilità del produttore nel selezionare le olive e nella produzione di olio d’oliva.
L’olio multivarietale (o blend) è ottenuto dall’unione di più cultivar, dosate con attenzione per creare un equilibrio di sapori. Non è mai un miscuglio casuale: richiede conoscenza, esperienza e numerosi assaggi.
Qual è la differenza tra cultivar e varietà?
Il termine “varietà” viene spesso usato come sinonimo di cultivar, ma in realtà indica un concetto più ampio e botanico.
La cultivar, invece, rappresenta una varietà specifica coltivata e selezionata dall’uomo per le sue caratteristiche.
In altre parole: tutte le cultivar sono varietà, ma non tutte le varietà sono cultivar.
Donna Mimma: l’esempio perfetto di blend
Il miglior esempio di blend firmato Olio Quinto è senza dubbio l’olio extravergine Donna Mimma.
Si tratta di un multivarietale nato da tre cultivar: Picholine, Ogliarola e Coratina, lavorate insieme per ottenere un’armonia costante, bottiglia dopo bottiglia.
Il risultato è un olio che sa unire la forza della Coratina, la dolcezza dell’Ogliarola e la complessità della Picholine, dando vita a un profilo sensoriale unico:
- Al naso: note di mandorla dolce, erba fresca e una punta di pomodoro.
- Al gusto: fruttato medio, piccante equilibrato, amaro appena accennato e lunga persistenza.
- In cucina: versatile e mai invadente, si abbina a verdure grigliate, pesce al forno, carni bianche e legumi.
Un olio pensato per la tavola di tutti i giorni ma con un’anima da intenditori, capace di unire il meglio di ogni varietà in un equilibrio che non stanca mai.
Conclusione
Il mondo delle cultivar di olivo è vasto e affascinante: non esiste una sola strada verso la qualità, ma tante possibilità che dipendono dalle varietà, dal territorio e dall’esperienza del frantoio.
Che sia monovarietale o multivarietale, l’importante è che l’olio extravergine nasca da un processo curato in ogni dettaglio.
Scopri il gusto autentico del blend Olio Quinto.
Prova la perfezione dell’olio extravergine Donna Mimma
Un olio dall’equilibrio perfetto di diverse cultivar che rende ogni piatto un’esperienza indimenticabile.